Alla base di un progetto
RETIDIVALORE nasce dalla volontà di mantenere in vita la rete di amici e di contatti personali creata online grazie ai social network da me frequentati, ai progetti fondati o ai quali ho partecipato. L'idea è di dare vita ad un ambiente di incontro, conversazione, interazione e collaborazione online che possa far nascere un network professionale di specialisti, liberi professionisti e manager d'azienda interessati a confrontarsi sulle nuove teorie di management aziendale che fanno riferimento ai temi della complessità. Lo scopo finale è la realizzazione di portafogli d'offerta che si arricchiscono nel tempo grazie alla collaborazione tra liberi professionisti e manager d'azienda. L'obiettivo è rispondere ai bisogni di realtà aziendali e organizzative che hanno definito come leve strategiche la velocità di adattamento, l'innovazione e il cambiamento in un'ottica di reti di valore. Per Info/Contatti |
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| Scritto da Tullio de Mauro | ||||||
| Giovedì 18 Febbraio 2010 22:04 | ||||||
Conversazione alla Scuola Mauri per Librai, Venezia, gennaio 2006 In varie parti del mondo governi provvidi (pericolosi "sovversivi", ma anche prudenti conservatori, perfino "neocon") si occupano dei livelli di scolarità e lettura del loro paese. Hanno a cuore non solo (forse non tanto) lo sviluppo umano e civile, che quasi sempre, quasi dappertutto, è il primo frutto di alti livelli di istruzione e lettura. Tengono d'occhio anche lo sviluppo economico-produttivo. Perché lo tengono d'occhio? Partirò dalla risposta a questo interrogativo. Come ormai sappiamo dagli economisti, o dovremmo sapere, è stretta la correlazione tra indici dei livelli culturali (scolarità formale, literacy effettiva, lettura di giornali e libri) e capacità tecnologiche e produttive di un paese e/o anche di una sua singola area regionale. Rinvio a quattro testi. Anzitutto alle analisi dettagliate del volume curato da Nicola Rossi, L'istruzione: solo un pezzo di carta? (Il Mulino, Bologna 1993): trasferite quanti capitali e imprese volete in un'area, lo sviluppo economico là non decolla se vi sono bassi i livelli di formazione del capitale umano (e, per la verità, se è diffusa la microcriminalità). Poi rinvio all'intero libro curato da Annamaria Testa, La creatività a più voci (Laterza, Bari 2005), in particolare alle pagine scritte da Giangiacomo Nardozzi, economista del Politecnico di Milano (pp.74-82)....continua la lettura
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Alcuni miei articoli tratti dalla rubrica Grilloparlante con cui condivido con gli abitanti della rete e i visitatori di Software Sociale riflessioni e idee sugli argomenti che più mi interessano, dal marketing sociale, al social e professional networking, dagli strumenti collaborativi alla Organizational Network Analysis (ONA e SNA), dai temi della complessità applicata al management delle organizzazioni ai dilemmi e alle trappole decisionali dei manager che la complessità devono affrontare e gestire. Il progetto è stato chiusoa settembre 2010. Tutti contenuti da me elaborati peril progetto sono disponibili direttamente su questo portale.
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In varie parti del mondo governi provvidi (pericolosi "sovversivi", ma anche prudenti conservatori, perfino "neocon") si occupano dei livelli di scolarità e lettura del loro paese. Hanno a cuore non solo (forse non tanto) lo sviluppo umano e civile, che quasi sempre, quasi dappertutto, è il primo frutto di alti livelli di istruzione e lettura. Tengono d'occhio anche lo sviluppo economico-produttivo. Perché lo tengono d'occhio? Partirò dalla risposta a questo interrogativo. Come ormai sappiamo dagli economisti, o dovremmo sapere, è stretta la correlazione tra indici dei livelli culturali (scolarità formale, literacy effettiva, lettura di giornali e libri) e capacità tecnologiche e produttive di un paese e/o anche di una sua singola area regionale. Rinvio a quattro testi. Anzitutto alle analisi dettagliate del volume curato da Nicola Rossi, L'istruzione: solo un pezzo di carta? (Il Mulino, Bologna 1993): trasferite quanti capitali e imprese volete in un'area, lo sviluppo economico là non decolla se vi sono bassi i livelli di formazione del capitale umano (e, per la verità, se è diffusa la microcriminalità). Poi rinvio all'intero libro curato da Annamaria Testa, La creatività a più voci (Laterza, Bari 2005), in particolare alle pagine scritte da Giangiacomo Nardozzi, economista del Politecnico di Milano (pp.74-82)....








