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Tecnologiche, sociali, relazionali e professionali

 

 

 

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Francesco Zanotti

Sorgente aperta

Un nuovo metodo per uno sviluppo strategico etico ed estetico

 Abbiamo provato ad utilizzare un patrimonio di conoscenze (modelli e metafore) che non vengono mai utilizzati nell’impegno direzionale più nobile: quello di gestire lo sviluppo strategico di una organizzazione umana. Non solo di una impresa, quindi.

Questo patrimonio di conoscenze è costituito da una sintesi, frutto di un nostro lavoro di ricerca, operato su tutti quei modelli e metafore che generalmente vengono raggruppati con un nome comune: complessità.

Quindi di tratta di un patrimonio di conoscenze che non solo non viene mai usato, ma che è  inedito. Ed aggiungiamo: un patrimonio di conoscenze italiano. Crediamo sia frutto della cultura profonda di un popolo che da sempre ha saputo essere crocevia e profeta. Un popolo di poeti santi a navigatori, si diceva un tempo.

Il risultato che abbiamo ottenuto è carico di provocazione, di speranza e di potenzialità di servizio.

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Noi creatori del disagio profondo

Esistono momenti nella Storia in cui avvengono cambiamenti di paradigma che generano nuove società, nuove istituzioni, nuove città, un uomo nuovo.
Si pensi solo al Rinascimento. Esso è nato da una visione dell’uomo nuova rispetto a quella medioevale. Essa è diventata, innanzitutto, un nuovo modo di guardare alla natura. E, poi, arte, città, nuove classi dirigenti, trasformazione della natura stessa.

Oggi è evidente che stiamo assistendo alla “emersione” di un nuovo paradigma in tutte le scienze della natura (dalla matematica, alla fisica, alla biologia, alle neuroscienze) e dell’uomo. Lo definiamo attraverso la parola “complessità”. Ci propone una visione ancora diversa, rispetto a quella rinascimentale, dell’uomo, della natura e dei sistemi umani.

Ma una domanda sorge spontanea: perché occuparcene?

Per rispondervi, riflettiamo, con mente libera, sulla situazione attuale. Essa è gravata da una crisi sempre più profonda e dal morbo dell’impotenza di fronte ad essa. Infatti, soffriamo di una incapacità di decisione politica a causa della frammentazione dei partiti? Allora cerchiamo di ridurli. Ma più cerchiamo di ridurli, più aumentano. Soffriamo di una crescente competizione? Allora cerchiamo di diventare sempre più competitivi. Ma anche i nostri concorrenti lo fanno. Ed allora attiviamo una continua rincorsa reciproca (circolo vizioso) che esaspera la competizione.

Ci sforziamo di essere innovativi, ma cerchiamo innovazione solo nelle istituzioni. E, così, troviamo solo imitazione.

Cerchiamo di immaginare cambiamenti audaci e di comunicarli chiaramente, ma, invece di generare entusiasmo, riusciamo solo a scatenare resistenze.
Vogliamo aumentare la sicurezza sul lavoro? Cerchiamo di usare prescrizione e motivazione e, così, è quasi come se istigassimo alla trasgressione. Cioè generassimo insicurezza. Vogliamo educare giovani e valorizzare gli anziani e riusciamo solo ad emarginarli.
Desideriamo una vita immersa nella natura, ne facciamo contemporaneamente una filosofia di vita ed un business, e poi, la distruggiamo.
Insomma, desideriamo nuove società, nuove istituzioni, nuove città, un uomo nuovo ed una nuova natura, ma non riusciamo a costruire tutto questo.

Guardando da questo punto di vista la situazione attuale, la nostra domanda “perché ci si dovrebbe occupare di complessità” ha una prima risposta generale: se vogliamo costruire una nuova società dobbiamo cambiare il paradigma che sostiene, ispira quella “vecchia”. Ma si tratta di una risposta troppo teorica, che rischia di diventare retorica.

E’ necessaria una risposta più concreta.

Il paradigma della complessità è importante, innanzitutto, perché ci permette di capire da dove nasce tutta questa impotenza: essa nasce proprio dalla visione dell’uomo e dei sistemi umani che oggi utilizziamo, che ci viene dal Rinascimento e che è stata raffinata attraverso illuminismo e filosofia analitica. Essa è adatta a far funzionare i sistemi umani, ma non a cambiarli. E’ adatta al governo del funzionamento, ma non al governo del cambiamento. Anzi, quando cerchiamo di usare i “metodi” propri governo del funzionamento per cambiare otteniamo i risultati controproducenti che abbiamo descritto. Per “governo del funzionamento” intendiamo proprio la cultura manageriale che oggi va per la maggiore e che crede nella pianificazione e nel controllo, etichetta le persone come risorse, crede che esistano davvero (ma si tratta di un mito) processi come la comunicazione e l’apprendimento.

Il paradigma della complessità è importante, poi, perché ci permette di individuare un altro tipo di governo (management) dei sistemi umani. Esso, per tornare agli esempi di prima,  considera la frammentazione come un aumento di complessità, cioè di opportunità. Cerca di evitare la competizione e trasforma in energie per realizzare il cambiamento quelle che oggi vengono utilizzate per resistervi. Si accorge che l’innovazione può solo essere prodotta e veicolata da sconosciuti, stranieri. Riesce finalmente a costruire sicurezza sul posto di lavoro considerando le persone attori che desiderano autorealizzarsi. Invece di tentare di comunicare e insegnare attiva processi di creazione sociale di conoscenza.

Noi possibili costruttori di un nuovo sviluppo

Per permettere alla classe manageriale e professionale italiana di disporre di una immagine complessiva, ma approfondita, di cosa “contenga” la metafora della complessità e confrontarsi con una proposta su come, da essa, possa nascere una nuova visione dell’uomo, dei sistemi umani ed un nuovo governo dello sviluppo, proponiamo una giornata di ascolto, riflessione, progettualità.

Il primo seminario: la struttura della giornata

Crediamo sia necessario abbandonare il rapporto classico: relatore che insegna, partecipante che ascolta e, al massimo, fa domande.
I relatori non hanno la pretesa di insegnare, ma solo di rendere disponibile “materia prima”. Quasi fornitori di un servizio di interfaccia che permetta ad un manager o ad un professionista di accedere ad un sistema di nuove conoscenze che, oggi, se ne sta disperso in mille fonti che non possono essere censite e studiate da chi ha concrete responsabilità nella gestione di specifici sistemi umani. La materia prima è costituita dai risultati di tre progetti di ricerca che, in diverso modo, da diverse prospettive, hanno esplorato la complessità, scoprendo nuovi modelli e nuovi metafore per comprendere la natura dell’uomo e dei sistemi umani.

L'esposizione di ogni relatore avrà la forma e si ispirerà allo spirito del “racconto”, cioè sarà la narrazione di una storia pensata, elaborata e da socializzare.

Essa sarà seguita da spazi di riflessione collegiale. In essi i partecipanti avranno certamente la possibilità di porre domande, ma i relatori sono alla ricerca anche di giudizi, idee e proposte. Intendiamo che questa giornata diventi un momento di ricerca, di costruzione sociale di conoscenza.

Il nostro obiettivo è quello di produrre un “manufatto” (tendenzialmente un ipertesto strutturato attraverso una mappa semantica) da rendere disponibile in rete per avviare un dibattito più ampio, senza soluzione di continuità. E generare altri Eventi più vasti, più incisivi.

Il programma della giornata

 

La gestione della complessità: la fine del management?

 

Ma cosa è la complessità?
Non significa complicazione e confusione, ma ricchezza emergente.
Non parla solo di farfalle, uragani e caos.
Ma racconta la natura e l’evoluzione dei sistemi umani.
Per imparare a gestire la ricchezza della complessità
è necessaria una nuova “forma” di management
ispirata, profetica, progettuale, partecipativa, solidale ed emozionale: Sorgente Aperta.
Sorgente Aperta è: nuove modalità di fare politica, sviluppare
strategie, cambiare l’organizzazione, costruire mercati,
valorizzare persone, smettendola di considerarle banali risorse.

Il programma della giornata

La mattinata


09.00 – 09.30 Introduzione “costruttivista”

Buonaventura Cavalieri, l’abate Saccheri: iniziamo con le storie di due
personaggi che hanno iniziato a costruire, invece che a guardare … E, poi,
cerchiamo di mettere ordine nelle parole: emergenza, complessità, caos,
osservatore … Ma chi sono “costoro”?
Prof Gianfranco Minati

09.30 – 10.30 La povertà della completezza e la ricchezza dell’incompletezza

La matematica, invece di darci certezze, ci fa scoprire i limiti intrinseci di ogni
pensiero definitivo. Ogni pensiero che pretende di essere definitivo o è banale o
è auto contraddittorio. Così è anche per ogni piano strategico “formalizzato”:
banale o auto contraddittorio.
Allora dobbiamo riscoprire la ricchezza dell’incompletezza…
Prof. Ignazio Licata

10.30 – 10.45 Coffe Break

10.45 – 11.15 L’uomo come creatore di mondi

L’acqua assume la forma del recipiente che la contiene. Così come il mercato
assume la forma di chi lo guarda. E l’organizzazione evidenzia solo quello che si
cerca di vedere. L’osservatore, in realtà, non osserva, ma crea. Il problema è
che riesca a creare grandi storie, grandi mercati, grandi organizzazioni. Come
hanno fatto gli imprenditori di successo.
Prof Gianfranco Minati

11.15 – 12,00 Immaginare l’evoluzione

Un sistema complesso è dotato di vita propria. Nasce da un processo di
distruzione. Si sviluppa attraverso processi emergenti che possono produrre
strutture dissipative, rincorrere attrattori strani oppure costruire il proprio
ambiente.
Prof Gianfranco Minati

11.45 – 12.45 Riflessione collegiale di fine mattinata

Dott. Francesco Zanotti

12.45 – 14,00 Lunch

Il pomeriggio

 

14.00 – 15,00 L’uomo, non solo come elaboratore di informazioni

L’uomo non è ad una dimensione. Tanto meno questa dimensione è l’elaborare
informazioni. L’uomo è più ricco dell’universo che non accetta di non conoscere.
Allora l’uomo non può essere una “risorsa”, ma solo un protagonista del suo
destino.
Prof. Eliano Pessa

15.00 – 15,15 Coffe Break

15.15 – 16,30 Sorgente Aperta: un metodo per valorizzare la complessità

Ma come valorizzare la complessità dell’uomo e dei sistemi umani?
Non certo attraverso la pianificazione e il controllo.
Abbiamo provato a immaginare una nuova via di governo, di management che
abbiamo definito: Sorgente Aperta. Questa nuova via di governo, di
management è: ispirata, profetica, progettuale, partecipativa, solidale ed
emozionale.
Un nuovo management, un nuovo governo dei sistemi umani … intendiamo alla
fine: nuove modalità di fare politica, sviluppare strategie, cambiare
l’organizzazione, costruire mercati, valorizzare le persone e, per essere concreti
e responsabili fino in fondo, evitare che tante persone muoiano sul posto di
lavoro. L’ultima sessione sarà insomma una sezione di proposta. In particolare
guarderemo nel grande e nel concreto.
Nel grande: proporremo di organizzare un “Expo’ internazionale della
conoscenza” come iniziativa di rilancio economico e culturale del nostro
sistema Paese. Nel concreto e nel drammatico: proporremo un nuovo processo “emergente”
per costruire sicurezza sui posti di lavoro.
Dott. Francesco Zanotti

15.15 – 16,30 Riflessione progettuale finale

Tutti i relatori

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Nota introduttiva agli incontri

Francesco Zanotti

Prendere sul serio la complessità: la proposta di un cammino

Il mondo e le nostre vite sono pervase dalla sfida del cambiamento “profondo”.

Il mondo: è necessario cambiare il modello di società attuale. Tutti i problemi che ci affliggono nascono da un modello di società che non è più adatto a costruire la felicità dell’uomo. Tutte le opportunità che stanno emergendo contengono la visione, anche se sfuocata e incerta, di un nuovo modello di società.

Le nostre vite: le identità che abbiamo costruito nel passato hanno senso solo all’interno della società industriale. Il disagio esistenziale che stiamo soffrendo è un segno del fatto che le nostre identità stanno perdendo senso insieme alla società che le ha espresse.

Solo un esempio: noi tutti abbiamo identità professionali specialistiche. Identità di questo tipo hanno senso solo all’interno di una società (la società industriale) che è fondata sul concetto di specializzazione. Quando questo modo di organizzare il sociale (la specializzazione) perde di senso anche le nostre professionalità lo seguono.

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